ATTENZIONE: le immagini a fondo pagina sono forti e potrebbero suscitare la sensibilità di alcuni.

Ho ideato questo lavoro fotografico sulla carne perché volevo capirne di più sulla nostra alimentazione. Il mio primo progetto era quello di realizzare un ricettario, che fosse in grado di raccontare un piatto finito, dalle sue origini alla tavola. Siamo infatti abituati a vedere un prodotto finito, ma non conosciamo, se non per sommi capi, quale sia il processo che ha fatto sì che un animale diventi una pietanza.

La mia attenzione, man mano, si è però spostata sulla carne. E su due semplici domande. Cosa era prima? Perché la mangiamo?

Ho così deciso di andare in un macello per vedere e far sperimentare alla mia macchina fotografica cosa succede in un luogo del genere. Volevo capire come avviene la trasformazione da erbivoro a fettina di carne. Ci sono andato nel mese di febbraio 2015. Questa data, adesso, segna anche il mio rifiuto a mangiare carne: da quel giorno non ci sono più riuscito.

Ho parlato di questa esperienza con uno dei più prestigiosi chef del Torinese, Igor Macchia, cuoco stellato de “La Credenza” di San Maurizio. Igor si è reso disponibile a realizzare per me il suo hamburger alla piemontese. E, con coraggio, ad accostarlo al lavoro fotografico che avevo svolto al macello.

È nato così “Carne da macello”. Un percorso personale, che si è trasformato in un monito universale. Perché la specie umana ha smesso di pensare a una scelta salubre e consapevole del suo consumo di alimenti? Mangiamo carne più di quanto ci serva, e soprattutto in quantità dannose per il nostro corpo. Allo stesso tempo, abbiamo introdotto i derivati animali ovunque. Provate a pensare a un dolce che non contenga originati dal latte. E allattiamo i nostri figli con latte vaccino, senza pensare che non sono figli di vitelli! Sprechiamo il cibo, che viene prodotto in una filiera alimentare industriale. Ne produciamo così tanto, senza ricordare che non potremmo mangiare la carne rossa più 2 volte la settimana.

Non credo sia sostenibile per il Pianeta lo spreco di energie che utilizziamo per produrre cibo. Non dovrebbe essere questo il tema dell’Expo? Per esempio, per produrre 1 kg di carne occorrono più di 15 mila litri di acqua.

Mantenere questo tipo di alimentazione non é sostenibile. È un’istanza etica. Noi sfruttiamo, sprechiamo, utilizziamo male le cose che ci stanno intorno, senza pensare che sono risorse, senza pensare a quante energie devono essere utilizzate per realizzare quel prodotto. Fa certo comodo dimenticare o far finta di non vedere. Ormai anche gli animali fanno parte di una catena industriale che non fa mai i conti con la qualità e che normalmente cede il passo alla quantità.

Sono convinto che il vero valore di un cellulare non possa essere superiore a 10 euro, ma una bistecca dovrebbe costarne 300. Quante volte abbiamo sentito dire: “noi siamo quello che mangiamo” pensate a questo, quando scegliete il cibo; controllate i valori nutrizionali prima di scegliere cosa mangiate; controllate quante volte alla settimana potete mangiare un alimento, anche se vi piace!

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